Quando mi guardo allo specchio, oggi, sono fiero di me. Ho la mia indipendenza, la mia vita, la mia strada maestra che è la musica, una donna da sogno accanto che mi mi supporta e “sopporta”, i sogni nel cassetto che sto realizzando uno alla volta…

Questo risultato attuale è frutto di tante cadute, tante piccole “botte” che ho preso e che hanno lasciato cicatrici indelebili sulla mia pelle e nel cuore e che, ancora oggi, a distanza di anni, non riesco a rimuovere, ma che esorcizzo solo “guardandomi” alla specchio… da solo!

Già, io sono io solo quando sono da solo e nessuno mi può giudicare, non perché non voglia il giudizio o non apprezzi il giudizio costruttivo degli altri, ma perché in passato tanti mi hanno giudicato per quello che NON sono e ancora oggi ho quel trauma che mi rende “un pizzico insicuro” quando devo fare qualcosa.

Quando sono sul palco e ho il microfono in mano, ad esempio, mi trasformo, non sembro io, inizio a parlare, ad “animare” l’evento e questo mi fa stare bene, esorcizzo la situazione con la consapevolezza di essere “io” al centro dell’attenzione e che SONO bravo in quello che faccio per far passare il tempo alle persone in maniera divertente. Tutto questo mi costa un po’ naturalmente. Mi costa e mi crea ansia da prestazione: a volte non mangio, cerco sempre il meglio da quella giornata, tutto deve essere preciso e perfetto, nessuno deve poter dire “A”. Solo quando arriva fine serata e si congratulano con noi (tutti noi) mi riesco a rilassare, a tornare nella status quo e riesco a parlare e divertirmi pensando ad altro.

La musica è nel mio dna, parte con me alla mattina e ci resta fino a sera quando chiudo gli occhi.

“Canterò le mie canzoni per la strada” dice la canzone, sì è lì che voglio andare a farmi ascoltare, a far sentire quanto ami la musica, anche se non sono un cantante, ma mi sto impegnando per esserlo, so che la gente vuole ascoltare “acuti” per dire “wau, che voce”, ma a me non interessare il loro wau che voce, ma interessa che capiscano il mio messaggio, il mio grido di “aiuto”, il mio grido “sono qui per voi, per farvi divertire, per farvi trascorrere del tempo in compagnia di ME!”.

Questo vorrei succedesse, essere apprezzato per quello che sono, per quello che valgo oggi e non per quello che CREDEVANO fossi in passato. Il passato l’ho buttato alle spalle, ci ho messo una pietra sopra perché “io” sono superiore, so essere superiore a tante persone che hanno sfuttato la mia bontà d’animo per anni e mi hanno recato ferite a cui cercavo di non pensare, anche se erano lì, ferme, non se ne sono andate mai.

“…ho fatto mille viaggi nei deserti…” sì, ho girato il mondo, ho fatto tanti lavori, ho preso tante porte in faccia, ho fatto esperienza perché avevo il mio sogno da realizzare: piano piano ci sono riuscito. In punta di piedi sono entrato in una band e, pur ricevendo una grossa porta in faccia, sono riuscito a rinascere come una fenice e a rendere vivo il sogno di suonare e divertirmi e divertire e sapete perché? “perchè volevo dire ciò che penso
volevo andare avanti ad occhi aperti”. Non ho mai chiuso gli occhi, perché volevo vedere la mia strada, la rotta della mia nave dove mi portava e dove attraccava. La polena ha fatto mille virate, ha toccato mille porti, ha preso vento, tempesta, onde alte metri e metri eppure è rimasta lì, ferma a puntare a nord verso la stella polare della mia vita.

Ecco perché “affronterò la vita a muso duro” perché sono un guerriero SENZA PATRIA e senza spada, con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto al futuro”, al mio futuro e a quello che persone che sono con me e a cui ho donato il mio affetto, il mio cuore, il mio tempo e la mia professione.

Quello di cui non vado fiero è di avere pochi amici. Ma magari non perché abbia scelto io di non averli, ma perché si sono rivelato molto falsi ed opportunisti. La mia vita è stata vivere con persone “estranee” che facevano gli amici a convenienza. Ero sempre pronto ad aiutare, a risolvere problemi, a fare baldoria, a cacciare soldi di tasca mia pur di stare con loro. Ma alla fine ho capito che essere amici a convenienza è servito a loro in quel momento perché non avevano il cuore di essere loro stessi e prendersi le vere responsabilità della vita, come invece facevo io e alla fine hanno fatto passare i mie gesti come tutto il contrario di tutto: loro i buoni ed io la pecora nera! Già, così mi sono sentito per tanto tempo, la pecora nera che sbagliava tutto, che non sapeva restare vicino agli amici… e invece no, erano loro che erano falsi ed opportunisti, ma non l’ho capito subito, ancora oggi ci penso a come ho fatto a non capire la situazione e a ritrovarmi ingabbiato in una vita che non era la mia, ma la loro, o meglio, quella che loro volevano farmi vivere manipolando le mie scelte ed il mio modo di essere.

Ho immaginato tante volte di cantare una canzone in paese, al mio paese, e di avere accanto e attorno tanti amici che cantavano con me, ma poi mi sono reso conto che la parola amico ha un valore relativo, relativo al momento, alla situazione, all’ipocrisia di chi la pronuncia ed ho capito che


“E non so se avrò gli amici a farmi il coro
o se avrò soltanto volti sconosciuti
canterò le mie canzoni a tutti loro
e alla fine della strada
potrò dire che i miei giorni li ho vissuti.”

Si, ho vissuto alla grande i miei giorni, li ho vissuti un istante alla volta e me la sono goduta tutta. Tutto ha fatto esperienza, tutto ha creato una pietra nel mio cuore ed un muso duro agli occhi della gente. Ma dietro a quello sguardo, a quella voce grave, a quel modo di fare, a quel sorriso, c’è una persona che vuole ancora dare, ancora correre, ancora solcare mari, ancora cantare le sue canzoni per la strada perché la vita gli ha solo indicato una strada da seguire e di farlo a muso duro, come dice una canzone…

Dario

Lotta, coraggio, passione, perseveranza, riscatto e voglia di rinascere sono gli elementi di “A Muso duro” un video musicale del giovane cantautore abruzzese Dario Mastrostefano scritto e diretto da Simone D’Angelo.

Questa volta voglio iniziare dalla fine, ringraziando il team di professionisti che mi hanno accompagnato in questo percorso, perché è solo grazie al loro impegno e al loro grande talento artistico che siamo riusciti a realizzare un così suggestivo videoclip d’autore.

 

Video musicale italiano “A muso duro”

La scelta di questo brano nasce da un episodio realmente accaduto nella vita di Dario Mastrostefano. 

Un giorno in visita ad Amatrice (epicentro del violento terremoto di qualche anno fa) contemplando le macerie e i resti dell’antico borgo, Dario si è fermato a riflettere sul senso della vita e della sua in particolare. Un pensiero profondo, da cui è stato completamente trascinato e che l’ha messo a tu per tu con il suo mondo fatto di sogni e passioni. Sogni e passioni che spesso si sono dovute scontrare con sconfitte, delusioni, incertezze e che, come in un incubo ricorrente, erano sul punto di crollare.

Il terremoto come metafora della vita

Perché in pochi semplici istanti tutto può cedere e travolgere il senso di quello che fai. E allora senti che la vita cambia, perdi fiducia e serenità. Ma poi arriva qualcosa, o qualcuno, capace di ridarti slancio, di riprendere quello che sembrava perso. Di ricostruire qualcosa di indistruttibile su quelle stesse macerie.

Quel qualcosa è la forza dentro di te

Ed io vorrei che voi mi accompagnaste in questo viaggio anche attraverso le note di regia del talentuoso Simone D’Angelo, lucido e chiarissimo direttore d’orchestra di questa piccola opera filmica.

Italian videomaker: videoclip musicale
(note di regia Simone D’Angelo)

“A muso duro” è una canzone che parla della vita e delle difficoltà che si incontrano lungo il suo percorso. È una canzone che parla anche di riscatto e voglia di rinascere.

La suggestione vissuta dallo stesso artista ad Amatrice ha ispirato questo video musicale: la canzone, scritta da Pierangelo Bertoli, gli ha suggerito un parallelismo tra le macerie di una città distrutta e le ‘macerie’ della sua vita.

Da qui prendono spunto due degli elementi su cui si fonda la narrazione di questo videoclip: la strada e la roccia.

La roccia, rappresentata nel video dalle grotte della Morgia dei Briganti, è la componente materica, di connessione con la terra. È un richiamo al terremoto, ma anche un elemento di solidità per il protagonista che trova protezione nell’ambiente raccolto ed intimo della grotta.

Da qui anche la scelta di regia, per le scene nella grotta per questo lavoro da filmmaker italiano (e in particolare quelle in cui sullo sfondo sono proiettate le immagini di Amatrice), di truccare il protagonista con l’argilla, ricreando sul suo viso la durezza, i colori e le screpolature della terra.

La strada, prima diritta, poi tortuosa che il protagonista percorre, è una metafora della vita piena di sfide da affrontare e di ostacoli da superare.

In questo contesto, si inserisce il terzo elemento: la figura del bambino.

Una suggestione, un richiamo alla parte più pura della nostra anima, come simboleggiano anche i piedi scalzi del bambino, non ancora “contaminati” dall’asprezza della vita. Il rapporto speculare uomo/bambino è in grado di dare al protagonista la forza necessaria per affrontare tutto ciò che il futuro ha in serbo per lui.

Nel finale infatti l’uomo esce dalla sicurezza offerta dalle grotte: ha finalmente trovato la sua voce eD ora è in grado di proseguire la sua strada e vivere la vita ‘A muso duro’.

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Credits

 
RegistaSimone D’Angelo
Assistente Regia Simone Tittaferrante
AssistenteAnnalisa Montanaro
MUAMartina Moretti
CostumistaMaria Scarano
StaffRosso Platino Photography
Produzione e direzione artisticaFrancesco Morelli – Andrea Madeo
Casa discograficaNaucrates Music
AdvAntonio Sinibaldi Onewebstudio
MusicI Diamanti Orchestra – Auro ZelliNicolino Del Castello – Daniela Griguoli – Carlo Fantini
Fonico Domenico Del Castello 
– Antonio Mazzeo
 

Un grazie speciale ad Alberto Bertoli

 

e, ultimo ma non ultimo grazie, va al “piccolo” Enzo Sinibaldi

 

Buona visione…

Qui puoi trovare il primo video musicale per Dario Mastrostefano e i Diamanti Orchestra
per la promo del loro album “Sono solo in un’orchestra”

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